Sempre più, ad ogni livello, il pensare e l’agire politico hanno assunto la dinamica della sedia a dondolo.

Movimento in avanti. Grandi proclami e promesse di rottamazione, pulizia generale, buona amministrazione, provvedimenti a favore delle classi più deboli, posti di lavoro, assistenza sanitaria accessibile a tutti.

Movimento indietro. La realtà quotidiana della burocrazia, personaggi inamovibili (quelli che sono lì da sempre e che «non possiamo mandarli via noi»), cavilli e gabbie di vario genere, i soldi che non si sono nemmeno per…

Il risultato della doppia oscillazione è l’immobilismo. Proprio come una sedia a dondolo che si muove continuamente e non si sposta di un centimetro.

La politica che non c’è o non c’è più (qualcuno sostiene che non ci sia mai stata, almeno in Italia. Personalmente non sono d’accordo) è quella dei saldi principi e dei piccoli passi. Punti di riferimento antropologici e politici certi, una visione ampia del bene comune e una strategia efficace per raggiungere, uno dopo l’altro, gli obbiettivi realisticamente raggiungibili.

Quella della sedia a dondolo è una politica che premia a breve termine.

Quella dei piccoli passi è vincente sui tempi lunghi. Ma occorre avere pazienza e tenacia. Virtù sempre più rare. Quasi impopolari. Come il concetto stesso di virtù.

P.R.

dondo9lo