AGD – Ci sono voluti due mesi dopo le elezioni, una selva di veti incrociati, gli insulti di chi pretendeva di essere la novità assoluta senza vedere quanto il nuovo Parlamento fosse ringiovanito e rafforzato da una forte presenza femminile, ma alla fine un nuovo governo ha preso forma, molto più giovane e con molte più donne che non in passato.

Meno evidente per i non addetti ai lavori, ma non meno importante, la presenza di profili “europei”, a cominciare dal Presidente del Consiglio, proseguendo con il ministro degli esteri, della difesa, dell’economia e, naturalmente, degli affari europei oltre che di diversi loro colleghi.
Una squadra di cui questa Italia e l’Europa hanno bisogno.
Ne ha bisogno l’Italia per non dilapidare i risultati raggiunti dal governo Monti che, sul versante europeo, ha probabilmente dato il meglio in termini di ritrovata credibilità e nel contenimento del deficit alla soglia del 3%: un risultato che dovrebbe permettere all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione e ottenere nuovi margini di flessibilità per riprendere la strada della crescita e continuare a premere perché nella spesa pubblica non vengano computati gli investimenti per la crescita.
Dal nuovo governo ci si aspetta che coniughi, meglio del precedente, rigore e sviluppo e già su questo si è fatto sentire il Presidente del Consiglio con parole che annunciano un atteggiamento meno subordinato al dogma tedesco dell’austerità, senza alzare troppo la voce in attesa delle elezioni in Germania il prossimo settembre, ma cercando da subito il sostegno di Bruxelles e Parigi.
Ma soprattutto il nuovo governo dovrà confermare l’affidabilità internazionale dell’Italia, messa a dura prova dai lunghi anni dei governi berlusconiani, e riprendere iniziativa nelle sedi europee.
Perché anche l’Europa ha bisogno dell’Italia, uno dei suoi Paesi fondatori, grande protagonista della storia culturale europea, secondo Paese manifatturiero dell’UE, terza economia dell’eurozona e presenza geostrategica importante in un Mediterraneo turbolento, verso il quale Enrico Letta ha annunciato un maggiore impegno dell’Italia.
Nell’UE il Presidente del Consiglio, la sua ministra degli esteri, Emma Bonino e il ministro della Difesa, Mario Mauro, possono far valere un’esperienza europea di tutto rispetto.
Il primo per la sua presenza in reti internazionali importanti e per la sua passata esperienza di ministro per le politiche europee – presidiate adesso da un addetto ai lavori e stretto collaboratore di Monti, come il ministro Enzo Moavero -, la Bonino per la sua apprezzata attività quale Commissario europeo e ministro per le politiche comunitarie e il montiano Mauro, europarlamentare di lungo corso chiamato al non facile compito di rivedere le nostre presenze militari all’estero.
Un quartetto che ha salde convinzioni “europeiste” e che potrà pesare coeso nel processo di riforma dell’UE in senso federale, con l’obiettivo di giungere al più presto a quell’Unione politica di cui l’Europa ha urgente bisogno, come ha sottolineato il nuovo Presidente del Consiglio davanti al Parlamento, con parole molto più nette ed esplicite di quanto non avesse fatto il suo predecessore.
Un quartetto che, con Fabrizio Saccomanni, ministro dell’economia e uomo di Bankitalia, dovrà mettere al sicuro la moneta unica e radicare l’Italia in quell’eurozona da cui nascerà la futura Unione politica.
Sarà probabilmente contento di questa squadra anche Mario Draghi, Presidente della Banca centrale europea, alle prese nell’UE con una situazione finanziaria difficile e con l’ostilità della Banca centrale tedesca.
A questa squadra l’augurio di chi, al di là delle proprie convinzioni politiche, ha a cuore il futuro dell’Italia e dell’Europa, come lo ha avuto e lo sta avendo con merito il Presidente Giorgio Napolitano, il rispettato capitano degli “europeisti”.

Franco Chittolina