15 novembre 2014

AGD – «Una punta arida rivolgendosi al sud, tra Pacifico e Atlantico, alla fine del continente americano. Questa è la Patagonia. “Recostata” a ovest sulla Cordigliera delle Ande e bagnata a est dall’Atlantico, aperta a nord a un’incerta trasmissione che la collega alla Pampa Argentina e percorsa senza pausa per il vento». Così un esploratore descrive la Patagonia, 800 mila chilometri quadrati – il doppio dell’Italia – dove nel 1879 arrivano i missionari e le missionarie salesiani inviati da don Bosco. «Meseta, altopiano arido», fiumi tempestosi, montagne imponenti, tremenda solitudine, gelido e implacabile vento.

Nel bicentenario della nascita di don Bosco – riconosciuto dal Comitato storico-scientifico come «un anniversario di interesse nazionale» – il 18 novembre la Camera dei deputati rende onore al grande santo piemontese con una celebrazione nella sala Aldo Moro, con il saluto della presidente della Camera Laura Boldrini e con il convegno «Italiani alla fine del mondo: missionari salesiani pionieri in Patagonia e Terra del Fuoco».
L’11 novembre 1875 nella basilica torinese di Maria Ausiliatrice don Bosco benedice la prima spedizione missionaria, capitanata da don Giovanni Cagliero e composta da altri 5 sacerdoti, tra cui Giuseppe Fagnano, animo di pioniere ed ex garibaldino, e quattro coadiutori: maestro falegname, cuoco e maestro calzolaio, maestro di musica, amministratore. In ottobre vanno a Roma Pio IX ormai anziano e acciaccato: «Ecco un povero vecchio. Dove sono i miei piccoli missionari? Voi dunque siete i figli di don Bosco, e andate a predicare il Vangelo in Argentina. Avrete un vasto campo per fare del bene. Spandete in mezzo a quei popoli le vostre virtù. Desidero che vi moltiplichiate, perché grande è il bisogno e molti sono le genti a cui annunciare il Vangelo».
Don Bosco raccomanda loro «con insistenza la posizione dolorosa di molte famiglie italiane. Voi troverete un grandissimo numero di fanciulli e anche di adulti che vivono nella più deplorevole ignoranza del leggere, dello scrivere e di ogni principio religioso. Andate, cercate questi nostri fratelli, che la miseria e la sventura portò in terra straniera».
In un secondo tempo avrebbero iniziato l’evangelizzazione della Patagonia: «In questo modo diamo inizio a una grande opera, non perché si creda di convertire l’universo intero in pochi giorni, no! Ma chi sa che non sia questa partenza e questo poco come un seme da cui abbia a sorgere una grande pianta? Chi sa che non sia come un granellino di miglio o di senapa, che a poco a poco vada estendendosi e non abbia da produrre un gran bene?».
Con grande commozione i 10 missionari attraversano la basilica e sulla sono accolti da una grande folla, dalle carrozze e dalle lanterne che rischiarano la notte. Ogni missionario reca un foglietto con i «ricordispeciali» scritti da don Bosco. «Cercate anime, non denari, né onori, né dignità; prendete speciale cura degli ammalati, dei fanciulli, dei vecchi e dei poveri, e guadagnerete la benedizione di Dio e la benevolenza degli uomini; fate che il mondo conosca che siete poveri negli abiti, nel vitto, nelle abitazioni, e voi sarete ricchi in faccia a Dio e diverrete padroni del cuore degli uomini; fra voi amatevi, consigliatevi, correggetevi, non portatevi né invidia né rancore, anzi il bene di uno sia il bene di tutti, le pene e le sofferenze di uno siano pene e sofferenze di tutti, e ciascuno studi di allontanarle o almeno mitigarle; nelle fatiche e nei patimenti, non si dimentichi che abbiamo un gran premio preparato in Cielo. Amen».
A don Cagliero scrive: «Fate quello che potete, Dio farà quello che non possiamo far noi. Confidate ogni cosa in Gesù Sacramentato e in Maria Ausiliatrice, e vedrete che cosa sono i miracoli». Don Bosco li accompagna fino a Genova dove il 14 si imbarcano sul piroscafo francese «Savoie».
A Buenos Aires e in Argentina gli emigrati italiani e piemontesi abbondano. Nel 1877 i Salesiani nel Barrio Almagro inaugurano la chiesa parrocchiale, le scuole di arti e mestieri, l’o­ratorio: nella cappella di Sant’Antonio nel 1908 nasce la squadra di calcio San Lorenzo de Almagro dal nome del fondatore, il salesiano don Lorenzo Massa, squadra che furoreggia e vince 14 scudetti del campionato argentino. I nonni paterni e il papà di Papa Bergoglio, emigrati da Torino e da Portacomaro, approdano il 15 febbraio 1929. A Buenos Aires frequentano la parrocchia del Barrio Flores ma hanno il cuore all’oratorio di Almagro e fanno il tifo per la squadra con i colori rosso e azzurro. Jorge Mario ne è perdutamente tifoso: quando può, va a vederla allo stadio e nel 2008, per il centenario, il cardinale arcivescovo di Buenos Aires riceve la tessera di socio onorario.

Pier Giuseppe Accornero

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