22 giugno 2014

Il tema dell’immigrazione continua a dominare il dibattito politico nel nostro paese e nell’intera Europa. Nei giorni scorsi, purtroppo, la Camera ha bocciato la proposta che prevedeva nuove norme per l’accoglienza con la relativa e scontata protesta delle organizzazioni umanitarie.

Del resto, il ministero dell’interno ha detto recentemente che sui 52 mila immigrati sbarcati dall’inizio dell’anno, circa 21 mila hanno presentato domanda d’asilo. E la domanda di fondo è sempre la stessa: che fine hanno fatto tutti gli altri? La risposta, ci dicono gli esperti, è semplicemente drammatica: per scoprirlo bisogna chiedere  ai cosiddetti “scafisti di terra”, cioè all’ultimo anello delle organizzazioni di trafficanti di uomini. Il regolamento esistente prevede che i rifugiati devono fare domanda di asilo e risiedere nel primo paese di ingresso in Europa. In questo caso in Italia. Ma sono migliaia quelli che intendono recarsi altrove. Ecco perché ha destato preoccupazione e stupore il no della Camera per mancanza di copertura economica di alcune norme contenenti misure a sostegno dell’accoglienza e dell’integrazione dei rifugiati. Sono riforme, comunque, estremamente urgenti anche alla luce degli incresciosi episodi di questi giorni in cui migranti e rifugiati, salvati in mare nel contesto dell’operazione Mare Nostrum, sono stati poi abbandonati per strada. Una scelta, quella della Camera, che si spera possa essere modificata poi al Senato.

Certo, l’emergenza continua su tutti i fronti e le notizie di questi giorni lo confermano platealmente. Dall’inizio di gennaio sono già quasi 50 mila gli sbarchi reali. Sono quasi tutti profughi e sono quasi tutti bisognosi di assistenza. Alcuni calcolano che entro la fine dell’estate potrebbero arrivare quasi a 100 mila. La maggior parte proviene dall’Eritrea, poi ci sono i siriani e i malesi. Ma i posti per l’accoglienza non bastano e soprattutto sono finiti i finanziamenti. Il grido di allarme e la denuncia che arrivano dai sindaci siciliani non possono restare isolati. Del resto, per ogni migrante è prevista una spesa di 35 euro al giorno, a cui si devono aggiungere i costi di “Mare Nostrum” che ormai sfiora i 10 milioni al mese. Ed è anche per questo motivo che il ministero dell’interno ha già avviato le procedure per ottenere un nuovo stanziamento, anche tenendo conto del minimo arrivato da Strasburgo.

È persino superfluo ricordare che su questo versante serve obbligatoriamente un intervento dell’Unione Europea. Un recente documento del Consiglio d’Europa elogia gli sforzi compiuti dall’Italia in risposta all’emergenza immigrazione ma sollecita interventi urgenti per “la dotazione di una adeguata rete di centri di accoglienza e di un sistema appropriato per identificare i migranti e per controllarne i movimenti”.

Insomma, l’emergenza immigrati continua e l’Italia, per la sua collocazione geografica, ne è pienamente coinvolta. Ma su questo versante serve, adesso, una comune valutazione e un intervento omogeneo della intera Europa, senza dei quali l’emergenza può diventare un dramma continuo.

Stefania Parisi

taranto