20 giugno 2016

 A due passi da Marseille, sabato scorso, il comune di Gardanne è in festa. Alla « Casa del Popolo » dalle 14.00 a mezzanotte è annunciato con depliant e manifesti : « Tous en fête avec les ROM ! ». Stands, gastronomia Rom, dibattiti, teatro, esposizioni di foto, orchestrine zigane… insomma, uno straordinario patchwork di volti e atteggiamenti di un mondo diverso. Marginale. Da sempre « out », fuori dalla norma.

Ci andiamo con père Paul, il parroco di Saint Joseph, Dado di 13 anni e la sua famiglia rom, Claudia, Maryse et Therèse, collaboratrici parrocchiali. Sarà un gioco immergersi in questa piccola folla di Rom, di associazioni e di personalità… Misto mare. Paria e gente perbene. Dove ognuno è contento della sua differenza, ma anche di confrontarsi con l’altro. I Rom dai lunghi vestiti colorati, le trecce annodate, copricapo originale, sembrano un po’ intimiditi. Inabituale per loro una festa attorno alla loro vita. Trascinata spesso come una maledizione. Un’esclusione secolare. Un marchio sulla carne e nella mente.

Gardanne è uno dei pochi paesi in Provenza ad avere accolto una comunità Rom, acquartierati ormai vicino a una vecchia miniera di carbone. « Non ho fatto nulla di speciale » dirà il sindaco, in apertura. Profilo magro e nobile, lunghi capelli bianchi in libertà, settant’anni ben portati e comunista convinto. « Ho solo messo in pratica questo ». E indica un quadro incorniciato che l’addetto comunale alza prontamente : la Dichiarazione universale dei Diritti Umani. «Tutti gli uomini nascono liberi e uguali in dignità e diritti. Sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in uno spirito di fraternità»

Racconta, poi, di una bambina, che gli confidava « Sai, a scuola abbiamo un bambino Rom ! » « Ah si?! » faceva lui, sorpreso.  « Sí, è il mio grande amico. » « Beau, n’est-ce pas ?» (bello, no?) commenta subito, con un soffio di emozione. Imparare a vivere insieme in una società dalle molteplici differenze è una lezione d’oro per gli uomini di domani. « A causa dell’accoglienza dei Rom abbiamo rischiato di perdere le ultime elezioni!» sibila, infine. Ma tanto, preferisce i suoi principi alla poltrona. Lo ribatte ora come un chiodo nella mente dei presenti. Sí, un uomo contro-corrente.

Anche père Paul é un prete attento al tessuto sociale e alle sue ferite. L’anno scorso lanciava un doposcuola in parrocchia per i bambini Rom, fatto dai catechisti. Veniva una decina di ragazzi sporchi e malvestiti. Ma affettuosi da morire. Bisognava passare la sera prima in casa per avvertirli di non andare a « faire la manche ». Una tentazione folle, quella di raccogliere l’elemosina. Ecco, in fondo, un volto della Chiesa di Papa Francesco a Marsiglia. Attenta agli ultimi, i Rom.

Ma perchè questa festa? Il depliant cerca di rispondervi. « Interrogarsi sui diritti di questa popolazione. Informarsi sulla loro vita. Incontrarsi e conoscere una cultura lontana e vicina, simile e differente. Ascoltare le loro musiche. Apprezzare le loro specialità ».

La quasi totalità dei Rom sono europei come noi (anche se suddivisi in gruppi differenti come Manouches, Sinti, Gitans…), provenienti dalla Romania. Ne vivono 10 milioni nell’Europa dell’Est, ma in centinaia di migliaia in Spagna e Francia. Dopo l’allargamento dell’Europa a 27 membri, ne sono diventati la minoranza più discriminata e combattuta.

Usciamo, infine. Alla porta campeggia in grande: « Poichè attraversiamo tempi difficili sul piano politico, economico e sociale, – scrive un’associazione di Aix en Provence  – è importante ricordare i valori dell’accoglienza, della generosità, dell’eguaglianza e della fraternità… sono alla base stessa del vivere-insieme». Impeccabile. Per un doveroso esame di coscienza. Una lezione per tutti.

Don Renato Zilio

rom