Alla fine, nonostante le profezie maya generosamente amplificate dai media, siamo ancora qui. Il mondo non è finito. Eppure c’è un mondo che sta finendo. È quello della tranquillità economica e del lavoro sicuro, quello dello Stato sociale e dei diritti dei cittadini, quello di un’Italia che non sospettava di arenarsi in un limbo di incertezza (è la zona grigia che toglie la serenità agli anziani, la stabilità alle famiglie e il futuro ai giovani).
Di contro c’è un mondo che tutti vorremmo veder finire al più presto. È il mondo dei privilegi e dei privilegiati. Il mondo dei professionisti super-pensionati che, pur non avendone bisogno, continuano a lavorare sottraendo possibilità e prospettive alle nuove generazioni. È il mondo dei dinosauri della politica e dell’amministrazione. Il mondo dei presidenti-direttori onnipresenti, collezionisti di cariche e stipendi milionari.
E poi poco lontano da noi – e forse anche tra noi – c’è il terzo mondo. Quello che quasi non fa più notizia, perché scomodo, inquietante, generatore di fastidiosi sensi di colpa.
Però c’è anche il mondo del gratuito e del volontariato. Quello di chi, senza nulla chiedere in cambio, si impegna per gli altri, si mette in gioco, investe tempo, risorse ed energie a fondo perduto. Questo mondo merita almeno un grazie ed è quello che davvero non vogliamo veder finire.

Patrizio Righero