4 aprile 2016

«Se amate il mare, domenica 17 aprile non andate al mare, andate a votare».

L’invito è chiaro, perfettamente in linea con quanto ci ha insegnato papa Francesco attraverso la “Laudato si’ e arriva da monsignor Marco Arnolfo, arcivescovo di Vercelli, che parla a nome della Conferenza Episcopale Piemontese, opponendosi nettamente a chi invita gli italiani a disertare le urne.

Domenica 17 aprile, quindi, è importante ritagliarsi una mezz’oretta, tra le 7 e le 23, per andare a esprimere il proprio parere su una questione che, anche se non ci tocca direttamente come piemontesi, riguarda un bene comune a tutti noi italiani: il mare.

Limitare l’attività degli impianti marini per l’estrazione di gas e petrolio non è soltanto uno sfizio di qualche ambientalista fanatico, ma significa garantire un po’ di più le nostre coste e soprattutto le popolazioni che ci abitano, vivendo di turismo e di pesca, da un rischio maggiore di inquinamento.

Uno studio sulle cozze raccolte su 19 piattaforme operanti lungo le coste dell’Emilia Romagna ha, per esempio, dimostrato una significativa contaminazione di metalli pesanti (cromo, nichel e piombo), pericolosi per la salute umana.

Inoltre, le tecniche di reperimento di nuovi giacimenti, attraverso la produzione di onde sonore, disturba notevolmente le specie ittiche, in particolare i mammiferi, che possono andare più facilmente incontro allo spiaggiamento (l’Istituto Norvegese per la Ricerca Marina ha descritto anche un calo del pescato fino al 50% nelle aree vicine a quelle di utilizzo di questi metodi di ricerca).

Volutamente, non si è voluto evocare lo spettro di disastri come quello del golfo del Messico, dove nel 2010 l’esplosione a bordo della piattaforma Deepwater Horizon causò la perdita di vite umane e la fuoriuscita per tre mesi di centinaia di milioni di litri di petrolio, che rovinarono i fondali e le coste di cinque stati americani (d’altra parte anche in Italia, oltre ad alcuni incidenti anche gravi a terra, nel 1965 prese fuoco, provocando vittime, un impianto di estrazione di gas al largo di Ravenna).

Torniamo all’attualità: quale sarà l’effetto concreto se il 17 aprile voteranno almeno la metà più uno degli aventi diritto e se la maggioranza di questi traccerà un segno sul “Sì”?

Nulla di drammatico e, soprattutto, nessuna perdita immediata di posti di lavoro: semplicemente, le piattaforme per estrarre gas e petrolio, operative entro le dodici miglia dalla costa (circa ventidue chilometri), invece di avere la possibilità di prorogare la loro attività per tutta la vita utile del giacimento, dovranno interromperla alla scadenza della concessione, esattamente come era stabilito prima che il governo italiano apportasse questa modifica.

Per farsi un’idea più concreta di che cosa si sta parlando, possono essere utili alcuni numeri assolutamente ufficiali, perché forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico: nel rapporto annuale 2015 si stima che i nostri mari (tenendo conto anche delle quantità che hanno meno del 50% di possibilità di esistere e dei giacimenti oltre le 12 miglia) possano contenere complessivamente poco più di dieci milioni e mezzo di tonnellate di petrolio, vale a dire quanto abbiamo consumato lo scorso anno in 10 settimane (per il gas, invece, si ipotizza l’equivalente di 13 mesi).

D’altra parte la nostra “vocazione” petrolifera è scarsa: valiamo un decimo della Norvegia e un centesimo dell’Arabia Saudita.

Inoltre, le 48 piattaforme in funzione entro le 12 miglia, sono spesso al largo di bei tratti di costa, come, ad esempio, Porto Sant’Elpidio nelle Marche, Vasto in Abruzzo, Termoli in Molise, Licata in Sicilia e un incidente rappresenterebbe la rovina economica e sociale.

Quale può essere, allora, la scelta migliore il giorno del referendum?

Ascoltare il consiglio del Papa che nella “Laudato si’” afferma: «Perciò è diventato urgente e impellente lo sviluppo di politiche affinché nei prossimi anni l’emissione di anidride carbonica e di altri gas altamente inquinanti si riduca drasticamente, ad esempio, sostituendo i combustibili fossili e sviluppando fonti di energia rinnovabile».

                                                           Luca Reteuna

 

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