3 ottobre 2013

“Vittima di una grande recessione, l’Italia nell’ultimo anno non è più stata fortemente attrattiva nei riguardi degli immigrati e come non accadeva da più di un decennio, nel 2012 si è avuta una brusca frenata degli ingressi di migranti nel territorio tricolore”. È quanto affermano i ricercatori del Rapporto Migrantes 2013 “Italiani nel Mondo” che è stato presentato questa mattina a Roma. D’altra parte, però, si è assistito “a un forte movimento interno anche degli stessi immigrati dalle regioni del Sud Italia verso il Centro-Nord e a una serie di importanti partenze verso l’estero di disoccupati, laureati, giovani e meno giovani e degli stessi immigrati e delle loro famiglie che sono ritornate nei luoghi di origine o hanno preferito spostarsi in Europa, in Paesi cioè dove il momento di crisi ha avuto meno ripercussioni sul piano del lavoro”.
Chi parte? Al centro del Rapporto i migranti italiani di ieri e di oggi, coloro che possiedono la cittadinanza italiana e il passaporto italiano ma vivono fuori dai confini nazionali, coloro che votano all’estero, che nascono all’estero da cittadini italiani, che riacquistano la cittadinanza, che si spostano per studio o formazione, che vanno fuori dall’Italia per sfuggire alla disoccupazione o perché inseguono un sogno professionale. Sono tanti gli italiani che dalle regioni del Sud si spostano al Nord per lavoro, per studio o per esigenze familiari o di coppia. Dietro i numeri ci sono le storie, belle e meno felici, facili e difficili, di realizzazione o di perdita, di riuscita o con un triste epilogo. Al 1° gennaio 2013 gli italiani residenti all’estero sono 4.341.156, il 7,3% dei circa 60 milioni di italiani residenti nel Paese. L’aumento, in valore assoluto, rispetto al 2012 è di 132.179 iscrizioni, pari a +3,1% e +5,5% rispetto al 2011. Dall’Italia dunque non solo si emigra ancora, sottolineano alla Migrantes, ma si registra un aumento nelle partenze che impone nuovi interrogativi e nuove strade da percorrere. Ed è questo l’impegno culturale che la Fondazione Migrantes si è imposta soprattutto alla luce degli ultimi sviluppi e dell’incremento numerico degli spostamenti che riguardano oggi migliaia di giovani, mediamente preparati o altamente qualificati.

I Paesi di emigrazione. La maggioranza degli emigrati italiani vive in Europa (2.364.263, il 54,5% del totale); a seguire l’America (1.738.831, il 40,1% del totale) e, a larga distanza, l’Oceania (136.682, il 3,1%), l’Africa (56.583, l’1,3%) e l’Asia (44.797, l’1,0%). In questo continente, nell’ultimo anno, hanno stabilito la residenza 3.500 italiani. Le comunità di cittadini italiani all’estero numericamente più incisive continuano ad essere quella argentina (691.481), tedesca (651.852), svizzera (558.545), francese (373.145) e brasiliana (316.699) per restare alle nazioni che accolgono collettività al di sopra delle 300mila unità. A seguire, il Belgio (254.741), gli Stati Uniti d’America (223.429) e il Regno Unito (209.720). Il 52,8% (quasi 2 milioni e 300mila) proviene dal Meridione, il 32% (circa 1 milione 390mila) dal Nord e il 15,0% dal Centro Italia (poco più di 662mila). La Sicilia, con 687.394 residenti, è la prima Regione di origine degli italiani residenti fuori dal nostro Paese, seguita dalla Campania, dal Lazio, dalla Calabria, dalla Lombardia, dalla Puglia e dal Veneto. Nel Rapporto, oltre ai numeri, lo studio sullo sviluppo della lingua italiana nel mondo ed in particolare in Paesi come il Camerun; la presenza degli italiani in alcuni Paesi come la Cina, il Vietnam, la Crimea, i Paesi Bassi, l’Egitto, Haiti; i grandi architetti italiani nel mondo; l’emigrazione italiana nel mondo proveniente dal Trentino, dall’Emilia Romagna, dal Lazio, da Lucca o da Palermo con il suo porto.

Nuove mobilità. Il Rapporto si concentra anche su figure della Chiesa del passato, legate alla mobilità italiana, descrivendole e attualizzandole, dando modo così al lettore di sentirne la modernità e la vitalità. Nel 2013 l’attenzione è posta su santa Francesca Saveria Cabrini. E ancora la figura di padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede, che ha iniziato il suo ministero negli anni ‘70 tra gli emigranti italiani in Germania. Attualmente sono 615 gli operatori in servizio per gli italiani in 375 Missioni cattoliche di lingua italiana distribuite in 41 nazioni nei 5 continenti. “Le nuove mobilità sono diventate una priorità per la Chiesa italiana”, ha detto il presidente della Commissione episcopale per le migrazioni (Cemi) e della Migrantes, monsignor Francesco Montenegro, sottolineando che l’attenzione della Chiesa per i migranti si riferisce “non solo all’evangelizzazione e all’amministrazione dei sacramenti né si limita a sollevare le sofferenze e i disagi con l’assistenza caritativa, ma comprende la promozione dei diritti umani e della giustizia verso ogni persona, di cui la cittadinanza è uno strumento”. Tra i propositi dell’VIII Rapporto, ha poi spiegato il direttore generale della Migrantes monsignor Giancarlo Perego, “l’attenzione ai giovani e alla loro mobilità; la riflessione costante sulla cittadinanza e il diritto di voto; una maggiore cura dell’immagine dell’Italia e della mobilità italiana nei mass media italiani e internazionali; il mantenere viva l’attenzione per gli emigrati in difficoltà e le loro famiglie”.

a cura di Raffaele Iaria (Agensir)

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