28 agosto 2015

Il mondo “pro-life” (e non solo) ha accolto con soddisfazione la sentenza con cui la Corte europea dei diritti umani ha stabilito ieri che l’Italia non ha violato alcun diritto umano vietando ad Adele Parrillo di donare alla ricerca scientifica gli embrioni umani concepiti nel 2002 con il marito poi morto nell’attentato di Nassirya.

«È di portata storica la sentenza della Corte di Strasburgo sul divieto italiano di donare gli embrioni alla ricerca – sottolinea Giovanni Ramonda, responsabile generale dell’Associazione Giovanni XXIII –. Affermando che “gli embrioni umani non possono essere ridotti ad una proprietà” a norma della Convenzione europea sui diritti umani, riconosce finalmente che non si tratta di cose. Si va così nella direzione del riconoscimento della dignità personale di ogni uomo fin dal concepimento, uno di noi».

«Auspichiamo che a queste vite umane sospese nel ghiaccio venga data una opportunità di vita – prosegue Ramonda –, permettendo che vengano accolte in adozione qualora i genitori biologici non intendano più occuparsene. La Comunità Papa Giovanni XXIII ha un progetto attivo in merito dal 1996, dal quale sono già nati diversi bambini».

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