AGD –È residente a Borgo San Dalmazzo, nel cuneese,  uno dei due tecnici italiani rapiti lunedì in Libia: si tratta di Bruno Cacace, 56 anni, collega dell’altro connazionale sequestrato (il bellunese Danilo Calonego) e di un canadese, anch’egli portato via dalla banda armata. I tre sono dipendenti della multinazionale Conicos (Contratti internazionali costruzioni), che ha sede a Mondovì e segue importanti appalti in Libia, presente in quel Paese con una propria divisione dagli anni Ottanta.
Il fatto è avvenuto nella zona di Ghat, a Sud, vicino al confine con l’Algeria: secondo le prime ricostruzioni, i tre erano su un’auto verso la zona dell’aeroporto, quando sono stati avvicinati da mezzi fuoristrada e portati via. A dare l’allarme è stato l’autista. I tre erano al lavoro nella zona per conto della Conicos, che si occupa di lavori di manutenzione dell’aeroporto di Ghat.
La notizia è stata confermata in serata dal ministero degli Esteri, che chiede il massimo riserbo per non compromettere la situazione dei due italiani; al momento non ci sarebbero rivendicazioni né elementi per comprendere a quale tipologia di gruppi criminali si possa attribuire la responsabilità dell’accaduto, tanto più nel caos istituzionale e sociale che sta attraversando il Paese nordafricano in questi mesi.
La Conicos, guidata dall’imprenditore monregalese Giorgio Vinai, lavora da decenni in Libia, dove già nel 2011 due suoi dipendenti cuneesi erano stati rapiti. A Borgo San Dalmazzo il tecnico Bruno Cacace, con una lunga esperienza in Nord Africa nei vari cantieri della Conicos, ritorna almeno una volta l’anno, per incontrare i familiari (la madre, una sorella, un fratello gemello; le sue due figlie vivono in Francia) e gli amici.

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