Pinerolo 18 novembre 2013

La Tares penalizza chi ha figli, le piccole attività produttive e gli edifici con finalità sociale. 

Da anni singoli e associazioni lamentano l’assenza pressoché totale di politiche attente ai bisogni delle famiglie, soprattutto di quelle numerose. E alla mancanza di sostegni si aggiungono le tasse

Nei giorni scorsi le famiglie e le attività produttive hanno ricevuto il bollettino per il pagamento della TARES (Tributo Comunale sui rifiuti e sui servizi). Occorre dire con chiarezza che questo tributo penalizza le famiglie che hanno fatto scelte un tempo ritenute virtuose: hai deciso di tenere l’anziano in casa e occupartene? Paghi di più. Hai dei figli? Paghi di più e tanto di più per ogni figlio.
Senza entrare troppo nei dettagli, è interessare evidenziare i criteri di calcolo della Tares. È proporzionale ai metri quadrati dell’abitazione; aumenta al crescere del numero dei residenti; non tiene conto del reddito familiare; non ha detrazioni. Questi quattro principi fanno sì che a pagare di più siano le famiglie con più componenti e, in percentuale sul reddito, penalizza chi guadagna poco come cassaintegrati o disoccupati che, a parità di condizioni, versano la stessa cifra di chi ha un lavoro ben retribuito, e che rischiano di cadere in quello stato di povertà in cui ormai si trovano oltre quattro milioni di famiglie italiane.
La Tares, inoltre, non premia in alcun modo i cittadini virtuosi: fare o non fare la raccolta differenziata è uguale, acquistare con o senza imballaggi non fa differenza. Siamo quindi di fronte ad un disincentivo di quelle che fino ad ieri erano buone prassi: raccolta differenziata, cura degli anziani, nascita dei figli. E pensare che solo qualche settimana fa il premier Letta diceva alla Settimana sociale dei Cattolici di Torino che «in Italia c’è un grave problema demografico…».
Con la Tares sono inoltre colpite le attività produttive. Bar, ristoranti e altri realtà sono costrette a pagare cifre che guadagnano, in questo tempo di crisi, in non meno di due /tre mesi di lavoro. Beffarda è poi la situazione di abitazioni private, ma usate per scopi pubblici. Le case parrocchiali, ad esempio, dove è residente solo il parroco, ma che sono di grandi dimensioni perché accolgono giovani e bambini per catechismo e oratorio, arrivano a pagare migliaia di Euro, ben poco compatibili con attività gratuite e di pubblica utilità.
Come reagiscono e che cosa fanno gli amministratori e i parlamentari che, da destra e da sinistra, dicono di sostenere la famiglia?
In attesa di qualche segnale positivo constatiamo che, con questo tributo, l’Italia è un paese un po’ più iniquo e le famiglie sono un po’ più sole.

Giuseppe Caggiano
responsabile ufficio famiglia della diocesi di Pinerolo

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