1 settembre 2014

AGD – “Queste minacce sono la prova che questo impegno è incisivo, graffiante, gli toglie la terra da sotto i piedi. Non sono infatti rivolte solo a Luigi Ciotti, ma a tutte le persone che in vent’anni di Libera si sono impegnate per la giustizia e la dignità del nostro Paese”. Risponde con una nota e allargando la platea al noi, don Luigi Ciotti, alle minacce di morte che gli ha rivolto Totò Riina dal carcere. “Solo un “noi” – continua –  può opporsi alle mafie e alla corruzione. Libera è cosciente dei suoi limiti, dei suoi errori, delle sue fragilità, per questo ha sempre creduto nel fare insieme, creduto che in tanti possiamo fare quello che da soli è impossibile”. Don Ciotti da tempo lo dice e lo ripete anche in questa occasione: “Le mafie sanno fiutare il pericolo. Sentono che l’insidia, oltre che dalle forze di polizia e da gran parte della magistratura, viene dalla ribellione delle coscienze, dalle comunità che rialzano la testa e non accettano più il fatalismo, la sottomissione, il silenzio”. Chiede però anche un maggior impegno al mondo politico, perché  “la mafia non è solo un fatto criminale, ma l’effetto di un vuoto di democrazia, di giustizia sociale, di bene comune. Ci sono provvedimenti urgenti da intraprendere e approvare senza troppe mediazioni e compromessi”. E cita come esempio quello sulla confisca dei beni, che è un doppio affronto per la mafia, “come anche le parole di Riina confermano”. E poi la corruzione che “è l’incubatrice delle mafie”.
“Un atto di fedeltà al Vangelo, alla sua denuncia delle ingiustizie, delle violenze, al suo stare dalla parte delle vittime, dei poveri, degli esclusi”, questo è per don Ciotti da sempre l’impegno contro la mafia. Io amo questa Chiesa che “interferisce”, una Chiesa che accoglie, che tiene la porta aperta a tutti, anche a chi, criminale mafioso, è mosso da un sincero, profondo desiderio di cambiamento, di conversione. Una Chiesa che cerca di saldare il cielo alla terra, perché, come ha scritto il Papa Francesco: «Una fede autentica implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo».
Tanti i messaggi di solidarietà, tra questi quello di mons. Cesare Nosiglia. “La nostra Chiesa è orgogliosa – scrive l’arcivescovo di Torino in una nota – e riconoscente di poter annoverare tra i suoi sacerdoti e figli don Luigi e lo sosterrà in ogni modo nel suo importante e indefesso impegno di testimone del Vangelo che difende e accompagna nel nome di Cristo chiunque è soggetto a ingiustizie di ogni genere”. Chiede al Signore e “a tutti gli uomini di buona volontà di sostenere sempre l’azione di don Luigi e di quanti con lui e come lui lottano ogni giorno per questi obiettivi, che devono essere di tutti coloro che vogliono vivere, come ci ricorda Don Bosco, da buoni cristiani e onesti cittadini”. Anche dalla presidenza Cei è arrivato un messaggio di stima e vicinanza. In una nota i vescovi scrivono che la “Chiesa italiana che in questi anni non ha mancato di far sentire la sua voce per educare alla legalità conferma la sua vicinanza e la sua stima per don Luigi in un momento in cui viene fatto oggetto di gratuite intimidazioni e rinnova l’augurio che – sul suo esempio – si trasformino luoghi e situazioni di violenza e di morte in contesti ed azioni di vita nuova e di speranza. In tal modo la Chiesa continua a svolgere la sua missione. Infatti come ha detto papa Francesco lo scorso 21 marzo: ”È una Chiesa che “interferisce”, denunciando senza remore l’incompatibilità tra mafie e Vangelo”.

Don Luigi Ciotti

Don Luigi Ciotti