Di fronte alla recrudescenza del terrorismo di matrice islamica, irrompe il tema dei cosiddetti “lupi solitari”. Cioè di singoli che scatenano atti terroristici forse al di fuori di una organizzazione. Ma è proprio così?
Certamente ci troviamo di fronte ad una nuova offensiva del terrorismo di matrice islamica che rischia di creare un clima di terrore e di paura in tutto il mondo.
Ora, secondo gli ultimi studi investigativi e di fronte ad un fenomeno che cambia di volta in volta, si può dire, come sostengono autorevoli opinionisti, che alcuni di questi “lupi solitari” agiscono in modo individuale ma escono da tane digitali, create nella grande foresta di internet. Qui si incontrano, scambiano idee, si radicalizzano e ricevono anche ordini. A volte il singolo terrorista ha alle spalle dei mandanti, degli ispiratori se non proprio dei complici. In alcuni casi trova al suo fianco dei parenti. Come è già avvenuto in alcuni casi. Il militante legato ad un filo diretto alla casa madre è pronto ad accogliere il messaggio attraverso comunicazioni protette mentre il semplice simpatizzante non deve fare altro che attendere un discorso sul web.
Certo, poi ci sono dei metodi molto semplici dove è sufficiente un sermone di un portavoce dell’Isis per fare da detonatore. E singoli “folli” partono all’assalto di obiettivi facilmente raggiungibili compiendo azioni terroristiche con gravi conseguenze. In sostanza, è stato studiato che l’assalto del terrorista è il risultato di aspetti diversi. Guai all’interno della famiglia o mentali. Ostilità verso una comunità o la società, non sempre motivata da cause reali però gonfia di risentimento. E ancora, simpatie verso il jihadismo, l’elemento chiave.

Insomma, si tratta di un assassino simile agli sparatori di massa – quelli delle scuole, per capirci – ma reso più deciso dall’idea di partecipare a una lotta globale. Non vogliamo attribuirgli la sbrigativa etichetta di “folle”, bensì sottolineare come diventi difficile, in certi casi, valutare con chiarezza la minaccia di chi comunque adora leader cosiddetti terroristici. Prede di cattivi maestri che li trasformano, anche senza un rapporto diretto, prima in assassini, poi in terroristi. E nel frattempo il branco dei lupi cresce. Ma non è corretto parlare di guerra di religione.
Massimo Cacciari sostiene che «gli attentatori che uccidono civili inermi non sanno neanche cosa siano Maometto e il Corano. Tutte le testimonianze e la documentazione di cui disponiamo dimostrano che il loro radicamento religioso è nullo, che non hanno alcuna formazione e che sono al di fuori anche della tradizione del fondamentalismo islamico che pure esiste e ha una sua storia. Quello che arma le loro mani è l’odio. Certo, richiamarsi alla religione dà una grande carica, fortifica il senso di appartenenza a una comunità, ma si tratta di elementi psicologici». Un’osservazione, questa, di grande saggezza e di forte realismo.

Stefania Parisi

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