28 aprile 2016

«Parliamo di questa vicenda perché vogliamo mostrare quello che non vogliamo essere. Il fallimento dell’Agess è l’emblema di come la cosa pubblica non deve essere gestita».

Suonano come uno spot da campagna elettorale le parole con cui ieri Luca Salvai, candidato sindaco a Pinerolo per il Movimento 5 Stelle, ha aperto la serata sull’Agess al Salone Cavalieri.

E invece, “Agess: Vita e morte di un’idea” – questo il titolo dell’evento – si è rivelata una serata prevalentemente informativa, quasi apolitica. Un incontro che, come ricordato dai presenti, ha rappresentato la prima occasione di dibattito pubblico su un tema che dovrebbe essere quasi centrale nell’agenda informativa e politica del territorio ma che è sempre passata sottotraccia, tra disinteresse e scarsa informazione dei cittadini ed omertà da parte di chi, evidentemente, forse aveva qualcosa da nascondere.

Partendo dal notevole lavoro del Comitato Beni Comuni Valpellice che ha prodotto un dossier di 189 pagine sul tema (scaricabile gratuitamente da internet all’indirizzo bit.ly/dossier-agess-valpellice), gli organizzatori hanno proposto un riassunto della vicenda Agess (Agenzia per lo sviluppo sostenibile Val Pellice), dall’idea originale della costituzione di un’agenzia a capitale prevalentemente privato naufragata a causa del ritiro degli investitori (la Caffarel su tutti) alla ripartizione del debito di oltre 2 milioni di euro tra i 32 comuni che nel frattempo avevano aderito alla Comunità Montana del Pinerolese, passando per il fallimento certificato il 7 novembre 2005.

«Ci sono alcuni elementi in particolare – ha detto Salvai – che denotano l’incapacità professionale di chi ha gestito la questione. Partiamo dal Cda. In 5 anni la società ha avuto quattro presidenti di cui uno, Giovanni Granata, rimasto in carica solo 9 mesi, prima di essere “invitato” a dimettersi per ragioni etiche. Avete mai visto una società, pubblica o privata, che cambia 4 presidenti in 5 anni?»

«Sotto il punto del bilancio, in appena un anno, dal 2003 al 2004, il fatturato è diminuito del 28% e il costo del personale è aumentato del 63,3%. Il piano dei conti, poi, era talmente strampalato che anche i consulenti del giudice fallimentare hanno faticato a capirci qualcosa».

«Ultimo elemento emblematico, ma non meno importante, la gestione dei fondi Cee: la Comunità Montana Val Pellice, anziché versarli all’Agess per finanziarne i progetti, ha proceduto con un aumento di capitale. Questo è il fatto contestato dai giudici che hanno condannato la Comunità Montana a rifondere due milioni di euro mai versati per la realizzazione del progetto Crumière e che Agess spa si è trovata a mancare».

Il fallimento dell’Agess ha lasciato uno scoperto di 5 milioni di euro, di cui 2,7 coperti dalla Regione Piemonte con l’acquisto dell’edificio Crumiere a Villar Pellice: ne restano 2,3.

La domanda che sorge spontanea al termine della questione è: chi li paga?

Il principale imputato della vicenda è la Comunità Montana Val Pellice, che però nel frattempo è confluita, insieme a quelle delle Valli Chisone e Germanasca e del Pinerolese Pedemontano, all’interno della Comunità Montana del Pinerolese.

Il risultato è il debito sarà ripartito tra i 32 comuni del nuovo ente, compresi quelli della Val Chisone, completamente estranei alla vicenda, con un costo stimato di 55 euro per abitante.

Al momento della fusione, i presidenti erano Claudio Bertalot (Val Pellice), Mario Mauro (Pinerolese Pedemontano), e Andrea Coucourde (Valli Chisone e Germanasca), poi nominato presidente del nuovo ente.

«È difficile – ha commentato Rosanna Vecchietti, consigliere M5S a Torre Pellice – credere che i commissari che hanno proceduto alla fusione delle tre comunità montane non sapessero cosa stava per accadere, sopratutto considerando che la Comunità Montana della Val Pellice era già stata chiamata di giudizio dal curatore fallimentare Agess. Un’unione che è stata fatta, tra l’altro, senza interpellare i cittadini, le principali vittime di questa storia visto che, di fatto, saranno loro a pagare il debito».

C’è però un’altra ipotesi: quella che, tra un cavillo legale e l’altro, alla fine il debito cada in prescrizione.

E, a quel punto, ad essere colpiti sarebbero i creditori, compresi i dipendenti dell’azienda che da anni sono in attesa degli stipendi arretrati.

Il tutto senza che vi siano colpevoli, dal momento che, se anche venissero accertati eventuali reati, nel frattempo sarebbero già caduti in prescrizione.

Una cosa però è certa: qualunque sia la conclusione, quella dell’Agess è una storia che non può finire nel dimenticatoio.

Nicolò Mosca

Incontro-Agess-Pinerolo-M5S