Bergoglio e il regime Videla: sul web bufale e calunnie

Sul web rimbalza una storia che era stata già proposta in occasione del conclave del 2005, secondo cui Jorge Mario Bergoglio, ora papa Francesco, avrebbe avuto un ruolo attivo nella cattura di due sacerdoti gesuiti torturati. I fatti risalgono al 1976, quando Bergoglio era il superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina. In quegli anni, il paese sudamericano attraversava uno dei periodi più bui della sua storia; l’instabilità che regnava nel paese portò la presidente Isabel Martinez de Peròn ad affidare il Ministero degli Interni all’esercito e, il 24 marzo 1976, il generale Videla assunse la presidenza dell’Argentina con un colpo di stato. Gli anni della dittatura (che terminò solo nel 1983) misero in ginocchio il paese e 30.000 persone, sospettate di svolgere attività che interferissero con la politica marziale della Giunta militare, furono arrestate, torturate e segretamente uccise creando il fenomeno dei “desaparecidos” (“persone fatte scomparire”, in spagnolo). Un mese prima del colpo di stato, in qualità di provinciale dei gesuiti, Bergoglio ordinò a due sacerdoti di abbandonare il loro lavoro nelle baraccopoli e andarsene. I due gesuiti, non sentendosela di lasciare da soli i poveri di cui si stavano occupando, rifiutarono e vennero catturati alcuni mesi dopo dai militari.
I fatti, documentati con dati certi, finiscono qui. Sembrerebbe una normalissima storia di solidarietà: il superiore cerca di preservare la vita dei suoi sacerdoti allontanandoli da un ambiente pericoloso, questi non abbandonano la loro gente e vengono catturati. Ma bisogna per forza trovare del marcio. L’accusa che viene mossa a Bergoglio è quella di aver escluso i due sacerdoti dalla congregazione senza nemmeno informarli e di aver fatto pressioni all’allora arcivescovo di Buenos Aires per toglier loro l’autorizzazione a celebrare la messa. Sono fatti che non sono mai stati verificati e, in ogni caso, accuse troppo flebili per poter additare al pontefice una collusione con il regime. Una delle frasi più ricorrenti negli articoli di cui sono pieni zeppi i blog è: «Le prove del ruolo giocato da Bergoglio a partire dal 24 marzo 1976, sono racchiuse nel libro “L’isola del Silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina” del giornalista argentino Horacio Verbitsky». Peccato che di prove non ve ne sia l’ombra. Le accuse si basano sulle dichiarazioni dei due sacerdoti che, una volta liberati, sostennero che fu l’attuale Papa a dare l’ordine per il rapimento. Un po’ poco per giustificare titoli come: “Bergoglio diede il via al golpe!”. Non è finita qui: con i social network le immagini sono il mezzo di comunicazione più immediato, ed ecco circolare, subito dopo la nomina a pontefice, una foto che ritrae Bergoglio accanto a Jorge Rafael Videla, il generale autore del golpe del 1976. Uno scatto, datato 1990, che mostra il momento in cui il vescovo Bergoglio, con tanto di capelli bianchi e rughe, offre la comunione al dittatore. Bergoglio è nato nel 1936 e nel 1990 aveva 54 anni; il sacerdote nella foto ne dimostra almeno 70. Se è vero che negli anni della “Guerra Sporca” Bergoglio non ha mai espresso parole di forte condanna, chi l’ha conosciuto spiega questa sua scelta come necessaria per mantenere quel basso profilo che gli è servito per aiutare i perseguitati dal regime. Inoltre, in occasione del trentesimo anniversario del colpo di Stato, ha spinto la Chiesa argentina a pubblicare un’autocritica. Non colpiscono, comunque, le voci che circolano sui blog; d’altronde, nei giorni delle dimissioni di Ratzinger, si parlava di un mandato di cattura internazionale per l’allora pontefice. La macchina del fango ha dunque iniziato ad oliare i suoi ingranaggi e c’è da scommettere su quanto tempo passerà prima che qualche gruppo integralista invochi le dimissioni di papa Francesco per questo o quell’altro scandalo inventato ad arte.
Sulla questione si è pronunciato, venerdì 15 marzo, anche padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede: «Bergoglio fece molto per proteggere la gente durante la dittatura» e una volta diventato arcivescovo di Buenos Aires «chiese il perdono per la Chiesa, per non avere fatto abbastanza durante il periodo della dittatura. […] Non ci sono mai state accuse concrete e credibili nei suoi confronti». «È stato sentito dall’autorità giudiziaria come persona informata sui fatti – ha proseguito Lombardi – ma non gli è stato mai imputato nulla». Le accuse relative all’attuale Papa nel periodo della dittatura in Argentina, dunque, «devono essere respinte».

Nicolò Mosca