“Un’esperienza terribile. Ma ci ha colpiti soprattutto l’ospitalità degli abitanti dell’isola del Giglio” «Panico ed angoscia. Sono queste le sensazioni più vivide di quei tremendi attimi di frenesia in cui ciascuno cercava di mettersi in salvo e di aiutare altre persone a fare lo stesso». Con queste parole Vito L., marito di Laura e papà di Stefano e Silvia, ci racconta la vicenda dell’incidente della nave da crociera Concordia diventata tristemente famosa a partire dalla sera di venerdì 13 gennaio. Vito, residente a Bibiana dove gestisce un bar, racconta: «nel momento dell’incidente erano circa le 21. Io e la mia famiglia – mia moglie ed i miei due figli – eravamo a cena nel ristorante al quinto piano, quando ad un certo punto abbiamo avvertito un boato tremendo, simile ad un terremoto, e ci è venuto tutto addosso; nessuno però ci ha comunicato nulla. Per qualche manciata di secondi è andata via la luce e nell’attimo in cui è tornata lo spettacolo che si è presentato ai nostri occhi è stato terribile: nella sala c’erano anziani per terra, persone con i piatti addosso e i tavoli rovesciati con tutte le stoviglie ed i bicchieri frantumati per terra». Vito continua confermando ciò si è appreso nelle giornate successive attraverso le testate giornalistiche: «nessuno ci ha comunicato nulla, ma dopo circa un’ora, il comandante ci ha annunciato che si era trattato di un black out momentaneo e che si sarebbe risolto». Nel frattempo, però, Vito e la sua famiglia, assieme ad un’altra famiglia di amici con cui stavano concludendo la vacanza, erano già corsi verso le scialuppe, presso le quali si sono ritrovate circa cinquecento persone, le quali hanno iniziato, in assenza di segnali del comandante, ad “aggiustarsi da soli”, avvertendo il pericolo più che concreto della tragedia imminente. «Ci siamo ritrovati quasi tutti lì, davanti alle scialuppe -prosegue Vito – pressati e schiacciati come topolini, chi urlando, chi cercando di tranquillizzare altri passeggeri, chi provando a capire il funzionamento delle scialuppe. Si percepiva davvero la disperazione; l’agitazione era tanta anche perché l’unico lato di scialuppe utile, era quello che poco per volta si stava coricando sulle rocce, per cui bisognava fare in fretta per non correre il rischio di rimanere schiacciati dalle centinaia di tonnellate di lamiera di quel lato della nave. Dopo diverse entrate ed uscite dalla scialuppa, ci siamo decisi a salire una volta per tutte, ma la situazione era tutt’altro che semplice… Si era circa un centinaio di persone su una scialuppa attrezzata per 65, ma non c’era tempo e grazie all’aiuto di alcuni ragazzi che si sono lanciati sui ganci, ci siamo liberati e sganciati. Pochi metri ed eravamo in acqua, e già in movimento verso il porto». Vito poi spiega come ha trovato sistemazione lui e la sua famiglia nella casa di un pescatore che si è subito offerto di ospitarli. Vito è quindi tornato al porto per prestare soccorso: «ho provveduto, assieme al mio amico, ad aiutare chi era ancora per strada; siamo quindi ritornati al porto, ripercorrendo il tragitto che avevamo coperto pochi istanti prima, cercando di dare una mano ai soccorritori ma abbiamo visto un giovane ragazzo ed una anziana signora, già deceduti, e l’impatto è stato traumatico».
Vito ci tiene particolarmente a confermare la cordialità e la gentilezza della popolazione locale: «sono stati tutti molto ospitali, hanno aperto abitazioni, alberghi, farmacie, negozi di abbigliamento, e ci hanno dato tutto ciò che si poteva dare, in termini di generi alimentari, coperte, ed ospitalità, davvero un’accoglienza splendida ed una gratuità davvero infinita.
Il giorno successivo, il sabato, verso le 14 ci siamo imbarcati, su indicazione dei soccorritori, sul traghetto verso Grosseto e così abbiamo lasciato l’Isola Del Giglio, per poi raggiungere Savona con un pullman. A mezzanotte circa entravo con la mia auto in Bibiana e pensavo all’incredibile esperienza vissuta: una crociera che fino a quel momento era stata splendida, in tutti i suoi particolari, ma che si è conclusa davvero nel peggiore dei modi».
Negli occhi di Vito si legge chiaramente la tensione e l’emozione nel raccontare la sua esperienza. «Ciò che mi ha colpito di più – ribadisce – è stata l’ospitalità incredibile della gente dell’Isola che senza conoscere nessuno ha offerto ogni tipo di aiuto».
ALBERTO STERI La Costa Concorda piegata su un lato (Isola del Giglio)