Domenica 15 gennaio si celebra la 98° Giornata del Migrante e del Rifugiato Proposta dal parroco di Frossasco Virgilio Gelato ed entusiasticamente accolta dalla locale amministrazione comunale, dall’Unitre Val Noce, dall’associazione Piemontesi nel Mondo e dal comitato di gestione del Museo Regionale dell’Emigrazione, venerdì 13 gennaio presso il salone del Museo stesso è stata celebrata la 98a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Un’iniziativa che ha ancora una volta qualificato la presenza e l’attenzione della Chiesa verso il fenomeno migratorio che ha assunto i caratteri di un vero e proprio fiume in piena tra la fine dell’Ottocento, il primo e fine Novecento, colpendo massicciamente anche l’intera area piemontese, in particolare quella pinerolese. È un aggancio parziale alla storia dell’umanità che è storia di migrazioni ripetitive e innovative nel tempo, invertendo e incrociando rotte e destini. Paesi un tempo di emigrazione sono diventati meta ambita o forzata di nuovi migranti alla ricerca di un mondo e di un avvenire migliori. Emigrazione e immigrazione: due facce di un’unica storia di uomini, donne di tutti i tempi che si guardano allo specchio affidandosi ad un destino imprevedibile. Storie che si affastellano, replicandosi, con gli stessi bisogni, ansie, paure, illusioni, con gli stessi tentativi di considerare i migranti non esseri umani ma merce da accettare, sfruttare o rifiutare. La storia rivive a parti invertite drammi già vissuti e le immagini del passato ritornano capovolte. È stata ed è così anche per l’Italia ed il Piemonte, caratterizzati da massicci flussi migratori: dal 1860 al 1976 quasi 29 milioni di persone si sono trasferite all’estero e migliaia di contadini ed operai dal sud verso il nord Italia, all’epoca del “miracolo economico”. Il movimento migratorio interno, dalle Regioni del sud al nord, ha assunto con irruenza il carattere di un vero e proprio esodo tra il 1959 e il 1963. Da una media di oltre centomila emigrati l’anno si raggiunse, nel 1961, la cifra di duecentocinquantamila partenze dalle regioni agricole del sud verso il triangolo industriale del nord. Nella sola Torino, nel 1961 (anno in cui si celebrò il centenario dell’Unità d’Italia) gli arrivi furono 84.723. In pochi anni l’Italia da Paese agricolo si era trasformato in Paese industriale, con il 38% di addetti all’industria, il 32% al terziario e il 30% all’agricoltura, e una crescita del prodotto interno lordo di circa il 6%. L’epopea migratoria ha creato ombre, nuove realtà, confronti e scontri, problemi sociali di enorme rilevanza per le popolazioni chiamate a convivere talvolta forzatamente, a confrontarsi con persone di nazionalità diverse per cultura, stili di vita, modi di pensare, colori della pelle, religioni differenti. L’attivismo e l’interesse degli enti istituzionali preposti alla nuova realtà epocale non sempre si sono mossi in sintonia tra di loro, o con la dovuta tempestività e concretezza, costretti a tamponare di volta in volta problemi improvvisi e impossibili. Un’attenzione particolare va riconosciuta alla Chiesa cattolica, alle sue organizzazioni di volontariato e di assistenza, e all’associazionismo laico che molto spesso hanno dovuto operare in sintonia e a stretto contatto a difesa dei migranti superando pregiudizi e chiusure mentali. Ma anche associazioni internazionali e nazionali del volontariato in emigrazione hanno fatto del loro meglio per ridare voce e storia a quanti hanno dovuto lasciare la terra dei padri alla ricerca, anche oltre oceano, di pane, lavoro, dignità. Nella nostra realtà regionale per l’impegno nella ricerca di documentazione, di ricucita con il passato, di valorizzazione delle radici, di scambi, di esperienze, e di aggregazioni solidali fra operatori in migrazione, emerge l’attività dell’associazione Piemontesi nel Mondo che opera da quasi otto lustri. Da questa è scaturita la volontà di costruire un Museo Regionale dell’Emigrazione dei Piemontesi nel Mondo, che ben presto si è caratterizzato per le sue qualificate attività su diversi aspetti storici e sociali del fenomeno migratorio. Nulla di eccezionale, quindi, se uno dei progetti voluti dal suo comitato di gestione abbia riguardato l’impegno a favore di una cinquantina di profughi dalla guerra di Libia presenti a Frossasco. L’accoglienza ed il sostegno hanno visto, tra le altre, la piena e continua collaborazione tra il Museo e la Chiesa locale. Di recente, poi, a seguito dei dolorosi fatti di sangue della notte di Natale in Nigeria, proprio queste due realtà hanno promosso un incontro di riflessione e di preghiera cui hanno partecipato esponenti delle diverse religioni – cristiana e islamica – dei rifugiati. L’occasione della 98a Giornata del Migrante e del Rifugiato è stata, dunque, una preziosa occasione di confronto e di dialogo tra persone di buona volontà che non intendono dimenticare le sofferenze di chi, ieri come oggi, è costretto a lasciare le proprie terre da situazioni di miseria o di guerra. All’operare in questa prospettiva evangelica si abbia la certezza di contribuire alla costruzione di una società più giusta. In questi tempi di crisi non solo economica non è certo un impegno da considerare di poco conto.

Michele Colombino Due giovani profughi, ospiti presso il centro di accoglienza di Frossasco