Frossasco. Al Museo dell’emigrazione un incontro in occasione della giornata mondiale del mirante e del rifugiato L’immigrato. Una figura che spesso fa paura, che viene considerato colui che minaccia la sicurezza e la stabilità del paese, della famiglia, dell’individuo. Certo, ora è facile per l’italiano, che si trova dalla parte del più forte e “gioca in casa”, lasciarsi andare a conclusioni affrettate e luoghi comuni. Ma è sempre stato così? L’Italia è un paese che ha vissuto, nella sua storia, un lungo periodo in cui le partenze superavano numericamente gli arrivi, un periodo un cui gli italiani partivano, soprattutto verso l’America, in cerca di una nuova vita. Proprio come ora fanno coloro che cercano rifugio nel Belpaese. È stato questo il filo conduttore che ha guidato la “serata per conoscerci meglio”. Durante l’incontro, svoltosi venerdì 13 gennaio al Museo dell’immigrazione di Frossasco, si è discusso proprio dell’emigrazione italiana dei secoli scorsi. Durante la serata, moderata da Giorgio D’Aleo, sono intervenuti Michele Colombino, presidente dell’associazione Piemontesi nel Mondo, e alcuni “profughi” attualmente ospitati a Frossasco, che hanno raccontato la loro esperienza di migranti. La serata si è conclusa con l’intervento di don Chiaffredo Olivero, che ha invitato a vedere gli immigrati delle persone, non dei numeri come sono spesso considerati dalla società, e non ascoltare chi li definisce un danno per la società. «A livello economico, l’immigrato dà più all’Italia di quanto l’Italia spenda: paga le tasse e molto probabilmente non percepirà la pensione, perché presumibilmente tornerà prima nel suo paese. Ovviamente l’immigrazione va gestita, non si può lasciare tutto al caso, ma bisogna conoscere i migranti. La maggior parte di loro sono diplomati, altri addirittura laureati, e nel loro paese nativo ricoprono un ruolo importante, vengono mandati dalle famiglie perché rappresentano un fonte di guadagno. L’attenzione con cui si guarda agli immigrati è condizionata da luoghi comuni e facili sentenze. Un esempio è l’ostentata indignazione verso gli immigrati che entrano clandestinamente nel nostro territorio. La clandestinità è una caratteristica stessa dell’immigrazione, gli immigrati fuggono dai loro paesi di corsa e trovando mezzi di fortuna. I nostro antenati non partivano con un regolare biglietto aereo, salivano clandestinamente sui treni, sulle navi, sul primo mezzo che avevano a disposizione!». Prima dei saluti, c’è stata la possibilità di partecipare ad un breve dibattito sull’immigrazione aperto al pubblico. Da sinistra verso destra Giorgio D'Aleo, Michele Colombino e don Chiaffredo Olivero