Una riflessione di don Maria Bandera sulla strage di Oslo Occhi azzurri, capelli biondi, pelle quasi diafana, un volto da simpatico ragazzone scandinavo è entrato prepotentemente nelle nostre case con una carica di malvagità che lascia stupefatti. Le drammatiche immagini televisive hanno mostrato la follia devastatrice che si nascondeva dietro il viso di un anonimo bravo ragazzo, evidenziando al di là di ogni logica ragionevolezza, la diabolica fantasia che le forze del male sanno assumere quando scendono in campo con i più perversi istinti omicidi. Abituati a convivere con situazioni internazionali drammatiche: violenze, distruzioni, sequestri, bombardamenti, guerre regionali, ecc., siamo rimasti profondamente scossi per i tragici fatti accaduti nella tranquilla Norvegia. Di colpo ci siamo sentiti sprofondare nel buio delle tenebre, nell’abisso del mistero del male, da cui scaturiscono sia la ferocia inaudita dell’uomo sull’uomo, sia la sconvolgente e premeditata efferatezza che tendono a soffocare ogni barlume di ragione che alberga nel cuore dell’umanità. Attoniti, senza parole, quasi immobilizzati da questi atti di terrorismo che i potenti mezzi mass-mediatici rovesciano continuamente nelle nostre case e nelle nostre coscienze, sentiamo il bisogno di alzare i nostri sguardi verso Dio, per implorare da Lui: Giustizia, Pace e Misericordia.
Come credenti in Cristo sappiamo che solo la sua Parola può dare un senso agli interrogativi che si agitano nel nostro animo. Se di fronte alla violenza le forze delle tenebre sembrano prevalere, Cristo ci ha assicurato che il male e la morte non hanno e non avranno mai l’ultima parola. Su questa base poggia la nostra speranza, ed in Lui solo si alimenta la nostra preghiera. Una preghiera, che ancor di più, sentiamo il bisogno di elevare al Dio della tenerezza e della pace. Ma la preghiera non può essere disincantata e disincarnata, essa non può sgorgare da cuori e menti che mentre elevano la loro supplica all’Altissimo, non distolgono i loro sguardi preoccupati dagli indici di Borsa!
Le mani giunte dei credenti in preghiera hanno come degno corollario le maniche rimboccate di ogni uomo di buona volontà, nello sforzo creativo di togliere ogni ostacolo alla costruzione di un mondo più umano, più giusto in profonda sintonia con la realtà del Regno dei Cieli che Cristo è venuto ad annunciare.
L’Umanità oggi vive situazioni drammatiche: la povertà, il debito estero dei Paesi poveri, la siccità e le malattie endemiche che flagellano vari continenti, la mancanza di ogni prospettiva e di lavoro per buona parte del genere umano, la ferita del degrado ambientale, la mancanza di democrazia a cui sono sottoposti popoli interi, l’analfabetismo e lo sfruttamento (anche sessuale) dei minori e delle donne e via dicendo, tutte realtà che non possono essere assenti dalla mente e dal cuore di ogni cristiano, pena lo scadimento in uno sterile quanto vacuo devozionalismo, che al di là del fatto che lascerebbe le cose come stanno, avrebbe anche un effetto anestetizzante sulle coscienze di chi si affiderebbe a siffatte “manfrine” pseudo-spirituali.
La preghiera umile e sincera è la vera “arma” dei credenti, perché essa sgorga prima ancora che dalle labbra del cristiano orante, dal cuore stesso di Cristo. La preghiera unita al digiuno (altra pratica desueta) è un momento altissimo di conversione e di partecipazione al dolore di ogni uomo e di ogni donna che soffrono violenza, che sono vittime di soprusi, che cadono per mano assassina da spietati criminali che oltre ad uccidere, calpestano anche la splendente dignità che aleggia sul volto di ogni persona modellata ad immagine di Dio. Essa permette di accostarsi con rispetto al silenzio “inquietante” di Dio di fronte ad Auschwitz, ad Hiroshima e di fronte ai Gulag di tutto il mondo e di tutte le epoche, senza cadere nella disperazione. Aiuta a superare il frastuono del passo cadenzato di chi marcia sulla testa e sui sentimenti della povera gente calpestando popoli inermi, con lo slogan “Gott mit uns” (Dio con noi) stampato nelle menti indottrinate, sugli elmetti, sul calcio dei mitra e sulle fibbie dei pantaloni, ieri con le SS naziste, oggi con i talebani e i fondamentalisti di ogni latitudine.
Questa deriva razzista e xenofoba, che sta prendendo piede nella vecchia Europa, anche in quelle nazioni che sembravano immuni da questo virus, attraverso un crescente aumento di partiti e movimenti che nei loro programmi si fanno vanto di escludere i diversi, siano essi per colore della pelle, etnia o fede religiosa, alimentando paure inconsce nella gente e guadagnando un silenzioso consenso che fa lievitare la loro consistenza e addirittura in alcuni casi facendoli entrare in diversi governi. Tutto ciò è un campanello d’allarme che deve preoccupare in modo particolare la comunità cristiana, in quanto attraverso la visione del mondo di queste frange politiche, il potenziale “nemico” non viene da fuori ma cresce nella nostra società, precisamente in quel brodo di cultura fatto di soggettivismo, relativismo e mancanza di valori – culturali e spirituali – sui quali si è sempre pronti a irridere, salvo poi chiedersi dove sono finiti quando succedono tragedie come quella norvegese.
Per i cristiani la sfida della preghiera, oggi più che mai passa attraverso la cruna dell’ago di una realtà dove la percezione della presenza di Dio nella storia d’ogni uomo si coglie dai passi e dai gesti di fraternità, di giustizia e di pace che ogni credente saprà compiere al fianco dei poveri, dei deboli e dei peccatori, ricercando senza sosta, instancabilmente il volto di Dio nello sguardo dei fratelli a qualunque popolo, razza, nazione e credo religioso esso appartenga. Offrendo loro il dono più originale che Cristo è venuto a portare: l’Amore di Dio per ogni Uomo e il superamento dei conflitti laceranti attraverso l’offerta del perdono e della riconciliazione. Un compito svolto da generazioni di cristiani che si sono prostrati in umile preghiera lungo i secoli e che attende di essere continuato da ciascuno di noi, ancora oggi, in tempi così incerti dove più necessaria è la testimonianza degli uomini e delle donne che vogliono costruire un mondo di pace, come è nelle attese di tutte le persone di buona volontà.
Don Mario Bandera
Direttore Missio – Novara Norvegia, 24 luglio: il dolore per le vittime del doppio attentato