Anche per i residenti nel pinerolese sarà possibile accedere al microcredito Parlando di microcredito il pensiero non può non andare a Muhammad Yunus, cittadino del Bangladesh, premio Nobel 2006 per la pace, amministratore delegato della Grameen Bank ora estromesso brutalmente dall’attuale governo. Yunus non solo ha teorizzato ma ha sperimentato e realizzato, raggiungendo oltre 8 milioni di clienti un nuovo prodotto bancario: il microcredito.
Ora tale strumento ha iniziato a funzionare, pur se molto timidamente, anche nel nostro mondo: dal 2005 al 2009 il numero dei prestiti in Europa è passato da 27.000 a 84.523 per un ammontare, in milioni di euro, che da 210 sono passati a 828.
Ancora poca cosa rispetto alla movimentazione finanziaria del credito in generale, però già qualcosa che timidamente sta prendendo piede. Secondo le stime di Daniele Ciravegna, ordinario di Politica Economica presso la facoltà di Economia dell’Università di Torino, la cifra di cui disporre per combattere l’esclusione sociale e finanziaria in Italia si aggirerebbe sui 50 miliardi di euro: l’obiettivo della rete di micro-finanza e delle istituzioni che aderiscono a questi programmi per i prossimi anni è quello di raggiungere il 10 % di quanto stimato, cioè 50 milioni di euro.
L’Italia, con i suoi 1.909 prestiti a fine 2009, potrebbe decisamente fare molto di più.
Da gennaio di quest’anno, grazie alla convenzione che la Fondazione Mario Operti, di cui è presidente il professor Ciravegna, ha stipulato con la diocesi di Pinerolo, potranno usufruire di tale opportunità anche i cittadini residenti nel nostro territorio.
A scanso di equivoci, diciamo subito che potranno chiedere un prestito tutti coloro che avranno i requisiti prestabiliti, indipendentemente dal colore della pelle o dalla religione che ognuno professa.
Vediamo dunque quali sono questi requisiti richiesti.
Partiamo dal dato quantitativo, ma che per la verità non è nemmeno il più importante: la cifra massima richiedibile è fissata in non più di 25.000 euro. Invece il primo dato veramente qualificante di tale strumento esige che la persona richiedente appartenga alla categoria dei cosiddetti non bancabili. Queste cifre sono concesse a coloro che non hanno garanzie reali da offrire, coloro cioè che potrebbero avere un loro progetto di vita ma che vengono bloccati dalla mancanza di una garanzia. Questi prestiti sono indirizzati proprio a persone povere o svantaggiate o comunque esclusi dal credito ordinario. Nella categoria potrebbero essere previsti, ad esempio, i giovani che non hanno ancora una posizione tale da poter essere inclusi nei canali finanziari, gli immigrati, gli ex-detenuti.
Fondamentale, e questa è un’altra caratteristica del microcredito, è che queste persone abbiano un progetto per cui pensano che sia importante cominciare a spendersi. Ciò che dunque interessa è la capacità di creare nuove imprese ed il criterio usato per approvare o meno il finanziamento è la bontà o meno del progetto presentato e non la garanzia data dalla consistenza patrimoniale.
E la restituzione? Le quote di ammortamento vengono erogate non una volta l’anno o semestralmente, ma settimanalmente o, al massimo, mensilmente e ciò allo scopo di mantenere un contatto costante e continuo tra debitore e creditore.
Soprattutto per i primi due o tre anni questo continuo rapporto è importantissimo: accompagnare la persona che si rivolge all’istituzione di micro finanza si traduce innanzitutto in aiuto alla persona nei momenti di grave difficoltà e di sostegno nel percorso di autonomia intrapreso dal soggetto beneficiario del prestito.
La dimensione dell’accoglienza, dell’ascolto e dell’accompagnamento nel percorso intrapreso non ha soltanto carattere etico ma anche economico perché la persona che viene coinvolta viene anche seguita. Tutto ciò, di fatto, risulta essere un prodotto finanziario migliore. Quindi il microcredito si configura come una risorsa di tipo economico – l’economia della reciprocità – in cui il beneficiario non riceve un prestito a scatola chiusa, ma costruisce assieme all’altro un progetto che si realizzerà.
Quando si parla di nuova economia, di modo nuovo di affrontare i problemi, una delle risposte sta in questo: nella capacità che nello scambio non vi sia un attivo e un passivo, in cui il passivo riceve però non è coinvolto. È invece fondamentale che vi sia una compartecipazione. Questa è l’economia di reciprocità che ha degli effetti anche sul piano sociale, perché crea relazioni personali ed interpersonali e quindi un ambiente sociale di collaborazione che il semplice atto economico disgiunto – io produco, tu acquisti – non permette di realizzare.

Salvatore Ameduri

Per gli interessati al microcredito, a Pinerolo, è attivo lo sportello della Caritas Diocesana in via del Pino 59. Tel 335/7075208; e-mail: virgilio.gelato@tin.it
Il responsabile è il signor Renato Alberti. Il Professor Daniele Ciravegna con il premio Nobel 2006 Muhammad Yunus