Andrea Olivero, cuneese, presidente nazionale delle Acli, è stato
uno dei protagonisti di Todi 2, l’incontro promosso dal Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro per “un rilancio della buona politica”, con approfondimenti dall’economia ai temi sociali. Non solo Olivero sta lavorando oggi per il dopo Monti, ma sembra uno dei nomi possibili del prossimo governo.
Dopo Todi 2 che cosa fanno i cattolici in politica? Bonanni ha parlato di agenda dei cattolici di Todi, che cosa significa?
Todi 2 ha rappresentato un importante momento di confronto ed insieme di proposta, per mettere a disposizione del Paese, in un momento assai difficile, il patrimonio di valori e buone pratiche che il mondo cattolico rappresenta. Non idee astratte, ma precise proposte: dalla riforma dello Stato, riduzione dei costi, riordino delle competenze, federalismo cooperativo e solidale, al patto fiscale tra imprese, lavoro e famiglie; dall’occupazione giovanile all’economia civile, alla cittadinanza per i figli di immigrati nati in Italia. È questa l’agenda che proponiamo.

Come si declina oggi la presenza dei cattolici in politica? Un partito, una coalizione, un impegno ovunque?

I cattolici stanno vivendo l’attuale travaglio politico con grande apprensione e smarrimento. Una recente indagine di Ipsos-Acli rivela che i praticanti e impegnati sono la parte dell’elettorato più attratta dall’astensione e dal voto di protesta. Perciò è oggi necessario, per chi vuole scongiurare questo disimpegno, mettere in campo nuove proposte e offerte politiche. Le forze esistenti sono insufficienti: è opportuno che nasca qualcosa che induca al cambiamento e porti i cittadini a trovare nuovi motivi di impegno politico.
Può esserci un Monti bis?
L’attuale governo ha garantito la tenuta del Paese in un momento drammatico e ha iniziato il risanamento dei conti. Purtroppo col passare del tempo la sua natura di governo tecnico si è evidenziata, facendo sì che non riuscisse a fare vere riforme, che necessitano di visioni strategiche, ma solo tagli, spesso anche troppo dolorosi. Credo sia necessario dare continuità allo stile serio e rigoroso introdotto dall’attuale esecutivo, ma integrarne l’agenda con maggiore attenzione sociale e al mondo del lavoro. Un Monti bis potrebbe essere una cosa buona, ma con una maggioranza autenticamente politica alle spalle.

E una lista Monti?

Quanti oggi vogliono che l’esperienza di Monti non si concluda si stanno mobilitando. Tornare al vecchio sistema politico e ai volti noti credo non piaccia a nessuno. Di cosa ci sia bisogno, magari di una lista civica o di altro ancora, lo si comprenderà nelle prossime

settimane. I cattolici oggi si sentono a disagio sia a destra che a sinistra. Nel Pd sembra prevalere l’area della sinistra Ds, più
vicina a Vendola che al centro, e dal Pdl c’è un
fuggi fuggi generale. Dove andranno?

Negli ultimi anni i cattolici hanno votato in prevalenza per il centrodestra, ma credo che le delusioni che si sono susseguite negli ultimi anni abbiano fatto aprire gli occhi a molti. Oggi la richiesta è di un soggetto nuovo, tanto nel contenitore quanto nei contenuti, in grado di far interagire il meglio del cattolicesimo democratico e sociale con il mondo liberale e del lavoro. Se nascerà, sono certo che molti cattolici lo sceglieranno, per il voto e forse anche per un’attiva militanza.

I voti cattolici del Pdl confluiranno nell’Udc?

Casini è stato coerente in questa legislatura, non cedendo alle lusinghe di chi lo voleva al governo come specchietto per le allodole. Ma non rappresenta, da solo, il nuovo. E lui lo sa benissimo, per questo ha avviato il percorso di scioglimento del suo partito. I consensi dei cattolici che votavano Pdl ci saranno se la proposta sarà innovativa.

Nel Pd se dovesse scegliere: Bersani o Renzi?
Non tocca a me, presidente di un’associazione, entrare nelle scelte interne di una coalizione. Posso solo dire che l’istanza d cambiamento di Renzi è giusta, ma la proposta per il governo dell’Italia deve avere un respiro più ampio. Forse Renzi e Bersani avrebbero fatto meglio a confrontarsi in un congresso di partito che in primarie aperte a tutti gli elettori.

È possibile pensare ad una coalizione che vada da Vendola a Casini? E soprattutto è capace di reggere e governare?
Tutto sta a vedere quali sono i programmi che si concordano e i pesi tra i diversi soggetti. Oggi, a vedere le dichiarazioni quotidiane dei leader sembra davvero difficile immaginare un governo comune. Ma penso che molto accadrà ancora, dai test elettorali in Sicilia, Lazio e Lombardia, dalle primarie, dalla scelta della legge elettorale, dalle decisioni di Monti…

Lei che cosa fa? Lascia le Acli e scende in politica?

Vedremo. Non credo che singoli protagonismi aiutino ad innovare la politica, ma se davvero ci fossero le condizioni per un impegno in uno scenario rinnovato non mi tirerei indietro. Non possiamo predicare bene e poi sfuggire alle responsabilità, mettendoci anche la faccia. Certamente, in ogni caso, sarà chiara l’autonomia della mia associazione rispetto ad ogni scelta partitica. I collateralismi, di vecchio o nuovo conio, non portano mai buoni risultati.

Massimiliano Cavallo – La Guida