Quando scegliere non è facile Coscienza o partito? O meglio, centralità della coscienza o appartenenza allo schieramento?
La domanda non è peregrina perché è risuonata in questi giorni alla Camera dei Deputati in occasione della discussione sul testamento biologico, ovvero sulle “disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazione anticipata di trattamento”. Non entro nel merito del provvedimento e nel dettaglio legislativo.
Ritengo però utile affrontare il tema del rapporto tra la “coscienza” e la “politica” soprattutto quando si discutono temi e argomenti cosiddetti “sensibili”. Temi, cioè, che interpellano direttamente la coscienza di ciascun legislatore a prescindere dall’appartenenza a questo o a quello schieramento.
E la libertà del parlamentare su questi temi deve essere salvaguardata, sempre. Del resto, la centralità della coscienza evoca il rapporto complesso e articolato tra i cattolici e la politica e il ruolo dei credenti nella vita pubblica italiana. Ci sono esempi memorabili che hanno scandito nel passato la determinazione nel salvaguardare le proprie scelte a prescindere dall’appartenenza politica. Certo, la politica è mediazione e ricerca del “bene comune”. E non può mai diventare un atto di forza o di costrizione finalizzata a comprimere l’attività del legislatore. Ora, ancora al di là del dettato costituzionale che prevede la piena libertà del parlamentare e l’insindacabilità delle opinioni pronunciate sui temi oggetto della sua funzione pubblica, è bene ribadire che attorno ai temi cosiddetti “sensibili” si gioca anche la credibilità e la coerenza dei cattolici impegnati in politica. E questo, a maggior ragione, in una fase storica dove è tramontata definitivamente l’unità politica dei cattolici. Ma questo non significa attenuare o ridurre l’incisività della presenza cattolica, laica e non confessionale, nella concreta dialettica politica italiana. È un tema, questo, che investe la presenza dei cattolici in tutti i luoghi istituzionali, dal comune al Parlamento europeo. E su questo versante si gioca una partita decisiva per continuare a marcare una presenza di valori e di principi che continuano ad essere irrinunciabili anche in una società profondamente secolarizzata come la nostra. Un dovere in più per chi, credente, cerca di non rinunciare – pur tra molti limiti e contraddizioni – alla sua identità e alla sua cultura di riferimento.

Giorgio Merlo Il deputato Giorgio Merlo