Il fuoco: luce, calore, eccitazione. È uno dei cinque elementi naturali che accompagna l’uomo sin dalla notte dei tempi. Al fuoco associamo l’immagine di un focolaio, la forza di un progetto, la passione di un amore, l’intensità della rabbia… ma il fuoco può fare “terra bruciata” dove passa, provocando devastazione e morte. Da sempre attira e provoca timore.

Come si legano tutti questi significati al tema degli incendi provocati dall’uomo? Cosa spinge una persona ad appiccare un fuoco che poi diventerà incendio e devastazione?

In psicologia clinica il piromane si classifica nelle persone affette da disturbo del controllo degli impulsi. Il piromane appicca il fuoco per dare sfogo ai suoi impulsi profondi e per cercare un allentamento dalla tensione che vive dentro: senso di vuoto, inquietudine, angoscia. Accendere il fuoco risponde quindi ad un impulso compulsivo, simile a quello del cleptomane, che non riesce a trattenersi dal rubare. Si inserisce in genere in una personalità con tratti antisociali, che fa fatica a mettersi nei panni degli altri e quindi a comprendere emotivamente l’impatto delle sue azioni nelle altre persone.

Ma gli incendi che hanno colpito la nostra terra in questo periodo rientrano tutti in questa tipologia?

In generale si afferma che esistano diversi profili, legati agli obiettivi di chi incendia: può esserci chi agisce per vandalismo, chi per piromania vera e propria, chi per interessi economici o ancora per obiettivi secondari. Gli ultimi due discendono da una scelta razionale, fatta per ottenere un secondo fine (per avere un guadagno personale o per nascondere altri delitti). Generalmente chi fa queste azioni agisce in modo controllato, curando i particolari e lasciando pochissime tracce. Spesso è una persona che ha già precedenti penali o che agisce per conto terzi. Utilizza tecniche più raffinate e abbandona la scena del crimine.

I primi due profili riguardano invece delle motivazioni più personali e psicologiche. Come abbiamo detto, il piromane vero e proprio è affetto da un disturbo del controllo degli impulsi ed agisce generalmente da solo. Ha tratti ossessivi e spesso ha difficoltà nei rapporti sociali. Tende ad appiccare fuochi vicino al suo territorio di abitazione, spesso si inserisce tra i soccorritori e resta sulla scena del crimine per vedere l’effetto della sua azione e per mantenere alta l’eccitazione. Tende a ripetere l’azione in modo ossessivo.

L’incendiario per vandalismo è, invece, una persona generalmente giovane, che spesso agisce in gruppo e rientra in personalità di tipo ribelle. Agisce per noia o per divertimento, scegliendo a volte bersagli che frequenta (scuole, giardini pubblici). Appiccare il fuoco per lui non rientra in un impulso irrefrenabile come per il piromane, dettato da una tensione interna, ma probabilmente in un’azione di forza, utile anche a farsi riconoscere dal gruppo, oppure come ribellione ai luoghi incendiati. La sua azione ha quindi un segnale relazionale, volto ai compagni di gruppo o alle persone del luogo incendiato. Questo ci dice che è più facile una rieducazione, se viene colto il messaggio sottostante. Chi appicca fuochi per vandalismo generalmente non rimane sulla scena del crimine.

Diventa quindi importante riconoscere i diversi tipi di incendio e di incendiari, per fermarli e per intervenire al meglio proteggendo la nostra natura.

alessianota@libero.it

 

Illustrazione Mauro Laurenti

Illustrazione Mauro Laurenti